Bud Spencer & Terence Hill

CONDIVIDI SU

In tv | Forum | Facebook | Twitter | Youtube | SHOP

BUD E TERENCE

Filmografie
Biografie
Gallerie foto
Video interviste

IN ESCLUSIVA

Reportage
Servizi
Podcast
Progetti artistici

TECHE

Dvd
Colonne sonore
Altri cataloghi

CAST ARTISTICI

Altri attori
Registi
Musicisti
Doppiatori
Hanno detto di loro

RISORSE

Video film
Audio film
Battute
Immagini
Musiche
Curiosità
Giochi e gadgets

MAILING LIST

Inserisci la tua email per ricevere le news e la programmazione tv dei film di Bud e Terence

Iscriviti al nostro
canale Telegram
per ricevere gli aggiornamenti sullo smartphone







Hanno detto di loro - Sergio Leone

Si ringraziano le fonti indicate sotto le interviste.


Oltre a provocare la fioritura del western all'italiana, i suoi film hanno anche dato il via al filone comico del western, quello rappresentato da Terence Hill e Bud Spencer. Si dice che questo filone sia nato quasi per caso, e che "Lo chiamavano Trinità..." nelle intenzioni degli autori doveva essere un normale western serio. A vederlo, sembra impossibile.
Sergio Leone: «Sembra impossibile, ma è la verità. Lei sa che questi western comici sono caratterizzati dall'assenza di morti ammazzati. Bene, nella prima avventura di "Trinità" ci sono sei morti. Quando ho lavorato con Terence Hill in "Il mio nome è Nessuno", è stato lui a raccontarmi tutta la storia. Dopo la prima proiezione, Enzo Barboni, il regista, era disorientato: tutto il pubblico si sbellicava dalle risate, e lui non capiva. Non capiva perché era convinto di aver realizzato un western come un altro, e in quel momento pensò che l'esito commerciale sarebbe stato disastroso. Poi, dopo il successo, è venuta la consapevolezza, sono venuti gli schiaffoni, il rugby e tutti gli accessori che hanno fatto la fortuna della serie. Ma il primo film no, non era proprio un western comico nelle intenzioni degli autori. Brillante, esagerato, forse leggermente ironico, ma comico certamente no.»

Tra le sue produzioni, la più significativa è indubbiamente "Il mio nome è Nessuno". Perché non l'ha diretto personalmente, affidando la regia a Tonino Valerii?
Sergio Leone: «Perché avevo chiuso il mio discorso sul western con "C'era una volta il West". Lo stesso "Giù la testa", infatti, è stato scambiato per un western, ma è più correttamente un film avventuroso ambientato all'epoca della rivoluzione messicana. D'altronde, mi piaceva moltissimo l'idea di "Il mio nome è Nessuno", e così pensai di affidare la realizzazione a Valerii, che era stato il mio assistente in "Per qualche dollaro in più" e poi, su mio consiglio, era subito passato alla regia. Insomma, era nato con me. La scelta, invece, non si rivelò azzeccata, perché lui stentava molto a entrare in sintonia con ciò che io volevo fosse quel film. Così il risultato è un po' incerto, e sicuramente manca di equilibrio.»

"Il mio nome è Nessuno" contiene alcune scene in tutto e per tutto "leoniane". Le ha girate lei?
Sergio Leone: «Lo ammetto, è opera mia. Tutto l'inizio, tanto simile a quello di "Il buono, il brutto, il cattivo"; il duello con i cappelli nel cimitero indiano, un ricordo di "Per qualche dollaro in più"; lo scontro di Beauregard con il mucchio selvaggio e il finto duello finale, sono tutte scene che ho girato personalmente. E senza falsa modestia, sono quelle che il pubblico ricorda di più. Per il resto, trovo che l'aspetto burlesco del film, quello più direttamente imparentato alla serie di "Trinità", sia troppo sottolineato.»

Proprio a questo proposito, con questo film ha voluto dire anche una parola conclusiva sui film di "Trinità"...
Sergio Leone: «Si, era un film molto polemico in questo senso. I registi del western comico dovevano capire che potevano fare i film che facevano perché prima c'era stato Fonda, c'era stato Ford, c'ero stato anch'io. Io mi sono sentito responsabile di "Trinità" nei confronti del pubblico. Dopo "Il buono, il brutto, il cattivo" il pubblico si era abituato male, diciamo che si era abituato a un certo livello di qualità. E invece, negli anni successivi, fu costretto a subire una serie impressionante di western ignobili fino a raggiungere una totale saturazione. Nel momento in cui un titolo come "Se incontri Sartana digli che è un uomo morto" viene storpiato dal pubblico stesso e diventa "Se incontri Sartana digli che è uno stronzo", significa che l'autore è stato smascherato e che il genere ha perso di credibilità. Ecco il successo di Trinità: il pubblico si è sentito vendicato...»

(Supplemento a "L'Unita" del 22 marzo 1995, intervista di Francesco Mininni)


Sergio Donati è uno sceneggiatore (tra gli altri film anche "Occhio alla penna"), amico di Sergio Leone, che ha lavorato spesso con lui. In questa pagina del suo diario on-line svela qualche retroscena di "Il mio nome è Nessuno", contraddicendo in qualche modo alcune dichiarazioni di Leone.

Sergio Donati: «"Il mio nome è Nessuno" nacque da un'idea (del cognato di Leone, pensa te) alla quale in una prima fase collaborai anch'io. Si trattava, com'è evidente dal titolo che non è mai cambiato, di un adattamento western dell'Odissea, dove Ulisse era un prigioniero confederato scappato da un campo unionista, che tornava dopo infinite peripezie per trovarsi la fattoria invasa da "carpetbaggers" yankees che gl'insidiavano Penelope. Sterminio come da Omero e fine. Poi la cosa diventò un'operazione sostanzialmente produttiva-commerciale perché Sergio volle Terence Hill, il cui successo con i film di Barboni-Clucher in qualche modo voleva patronizzare e risucchiare nel proprio "filone". Il soggetto cambiò adattandosi al personaggio, io andai a fare altro sentendomi inadeguato al genere Trinità, del quale del resto lo stesso Leone diceva sempre: "non lo capisco, nun me fa ride".
Anche per questa ragione Sergio non pensò mai di dirigere quel film. Scelse
come regista un suo ex-aiuto che aveva già girato dei buoni western, Tonino
Valerii, e lo caldeggiò molto generosamente con Henry Fonda che esitava ad
accettare un italiano "sconosciuto", e con Terence Hill che si sentiva un po'
snobbato dal maestro. La lavorazione fu difficilissima, perché si tratta dell'unico western in qualche modo "leoniano" i cui esterni siano stati girati all'80% veramente negli Stati Uniti, tra il New Mexico e New Orleans. Problemi nuovi ogni giorno, attori irrequieti, costi alle stelle, unions all'arrembaggio.
Valerii è un introverso ma è tostissimo, e si ritrovò a battersi solo contro tutti, finché accadde la cosa più funesta che possa verificarsi durante la lavorazione d'un film, quando assieme a ogni sole che tramonta se ne vanno decine se non centinaia di milioni: ci fu uno showdown terribile, da "o lui o io", tra regista e direttore di produzione, che era Piero Lazzari, un altro di prima scelta. Sergio se n'era stato dietro le quinte mostrando sempre estremo rispetto per il regista, ma aveva visto i "rushes" giornalieri si capisce, e aveva capito che nonostante tutte le lacrime e il sangue il film stava venendo benissimo. Così non ebbe esitazioni a intervenire da produttore: liquidò Lazzari e lo sostituì col fido e inossidabile Claudio Mancini. Poi, giustamente, per rassicurare regista, attori e troupe, un bel giorno si presentò sul set. C'erano un paio di fotografi mandati dall'ufficio stampa, gli chiesero di sedersi dietro la Mitchell, da regista. "Se Tonino permette", disse Leone. E Tonino non solo si dichiarò onorato, ma propose a Sergio di dirigere lui la prossima piccola scena che era in programma quella giornata. Così Leone mise l'occhio al buco, ordinò ciak, azione, e la scena fu immortalata in molte foto, poi divenute celebri perché fecero il giro un po' di tutti i giornali del mondo, com'è dovere e vanto di un bravo ufficio stampa. Lo devo dire che inevitabilmente, da quel momento, tutti quanti, nell'ambiente e fuori, dissero: "si, in realtà è stato Leone il vero regista di quel film, e lo ha salvato dal disastro d'un regista incapace"?
Ora, io sono sicuro che Sergio non aveva astutamente previsto questo effetto. Ma ci fu, e in seguito lui mai, neanche una volta, intervenne per dire esplicitamente che non era vero, anche se il povero Tonino ne restò letteralmente schiantato, come professionista e sopratutto come essere umano. Ma così era fatto Leone, capace di incredibili prove di generosità e di ingenerosità quasi nello stesso respiro. Tutti quelli che hanno lavorato per lui, amandolo fino alla devozione perché era difficile fare altrimenti, si sono prima o poi trovate sulla pelle di queste cicatrici: perfino Clint Eastwood, e Morricone, e Delli Colli...»

("Sergio Donati's Homepage")



Torna a hanno detto di loro

 

Segui Budterence.tk su Facebook Budterence.tk è su Twitter Il canale streaming Youtube di Budterence.tk News e programmazione su Telegram

CERCA NEL SITO

FILM IN TV

Programmazione
dal 18-12-2017
al 24-12-2017


Occhio alla penna
22-12-2017
Ore 19.25
Rai Movie

...E poi lo chiamarono il Magnifico
21-12-2017
Ore 10.20
Rai Movie
Replica il 22-12-2017 alle ore 06:45 su Rai Movie.

Porgi l'altra guancia
20-12-2017
Ore 19.30
Rai Movie

B&T STYLE STORE

I love K1
T-shirt I love K1
Abbigliamento dei film
Prezzo: EUR 15,49

Directory | Guestbook | Chat | Mobile | Faq | Contatti

Visitatori online:

www.budterence.it Franco e Ciccio Acquista dvd, cd e libri Scarica le musiche su iTunes Vendita online di t-shirt, accessori e gadget Inserisci il tuo banner qui Dalì Arts


È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione. Leggere il disclaimer per le informazioni sul copyright. Cookie policy del sito.
© 2002-2017    Budterence.tk - Bud Spencer & Terence Hill Style